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Generazione Alpha

Baby boomer, X generation, millennial, Z generation, fino ad arrivare all’attuale Alpha generation: queste le diverse denominazioni delle generazioni che si sono succedute negli anni a partire dall’avvento della tecnologia.

Ognuna di esse ha caratteristiche diverse che dipendono dal contesto sociale in cui sono immerse. Ecco che infatti oggi accade sempre più spesso di sentir parlare di generazioni “touch”, “app”, “tablet”, ecc. per indicare l’interfaccia predominante che avranno a disposizione i nuovi nascituri.

Ma partiamo rispondendo alla domanda “Chi sono i nativi digitali?”.

Per farlo, possiamo servirci della definizione di Mark Prensky (2001) – e ripresa poi da Paolo Ferri (2011) – per indicare coloro che sono nati attorno agli anni novanta, momento in cui computer e internet iniziavano ad entrare nelle nostre vite. Infatti, da questo momento in poi le nuove generazioni si sono trovate a nascere e crescere a contatto con dispositivi elettronici sempre più avanzati.


Bimbi iperconnessi

Grazie ad internet noi e i nostri ragazzi possiamo tenerci sempre in contatto con i nostri coetanei e condividere con loro qualsiasi informazione, diventando lo strumento principale di comunicazione.

Google, Facebook, Instagram, Whatsapp, Youtube, sono gli strumenti di cui ci serviamo ogni giorno per conoscere, apprendere, comunicare e condividere informazioni, cambiando completamente quelli che erano gli strumenti ed i codici utilizzati dalle precedenti generazioni per la trasmissione delle conoscenze.  Attualmente appaiono una molteplicità di codici interrelati tra loro (visivo, auditivo, testuale, ecc.) e si è passati dal cartaceo al digitale, oltre a far mutare il modo di percepire la realtà: il virtuale diventa reale.

Smartphone, tablet, computer, ormai non fanno più parte solo del mondo adulto, ma secondo alcune ricerche[1] i bambini di oggi iniziano ad essere possessori di dispositivi elettronici già a partire dai 5/6 anni. Uno dei primi errori che spesso viene fatto è quello di attribuire una funzione di “babysitteraggio” a tali dispositivi, ritrovandoci ad avere bambini sempre più soli, oltre ad avere un’agenda colma di impegni, ma in cui vien meno il dialogo con mamma e papà che sono sempre più assenti.

Vantaggi e pericoli

Nonostante i tanti aspetti positivi e il miglioramento della qualità della nostra vita che le nuove tecnologie hanno apportato, non possiamo dimenticare che dietro a tutto ciò si possono nascondere molti rischi derivanti da un uso improprio.

Recenti studi hanno mostrato come l’interazione intelligente tra i bambini, anche giovanissimi, e i dispositivi digitali aumenti il loro potenziale cognitivo (Eugene A. Geist, 2012), come possa diventare una risorsa utile nei contesti scolastici e di apprendimento (Gilbert e Yelland, 2014), e come l’interattività con essi possa favorire lo sviluppo della motricità fine (Bedford et al., 2016) e stimolare le aree neurali – molto più di un supporto cartaceo – (Karmiloff-Smith, 2015).[2]

Al tempo stesso, si rende necessario un utilizzo consapevole dei dispositivi touch affinché non si incappi in problemi quali isolamento, riduzione dell’attività fisica, disturbi comportamentali o, ancora, in pericoli legati a dipendenze e accesso a contenuti inadeguati.

I genitori si fanno da esempio…

Non dobbiamo dare per scontato che i nostri giovani e giovanissimi siano sufficientemente informati e formati all’utilizzo di internet solo perché capaci di utilizzarlo.

I nostri figli apprendono dai comportamenti e le abitudini quotidiane che osservano e vivono in casa. Proprio per questo, siamo noi adulti per primi a dover dar loro il buon esempio, ristabilendo un rapporto equilibrato con la tecnologia, sia per quanto riguarda la qualità che la quantità di utilizzo di internet, videogiochi e social, senza trascorrere tutto il nostro tempo libero a controllare le notifiche e le chat dei nostri smartphone.

Inoltre, è importante coltivare la relazione con loro che può anche essere mediata dall’utilizzo della tecnologia, ma diventa importante condividere questi momenti: effettuare una ricerca per imparare cose nuove, ascoltare una canzone che piace ad entrambi, giocare o guardare un film insieme.

Genitori, insegnanti ed educatori devono fare uno sforzo per avvicinarsi ai linguaggi dei giovani di oggi, ma al tempo stesso “insegnare loro la pazienza e la fatica delle cose del mondo, e soprattutto la frustrazione dell’errore e dell’attesa[3].

I bambini e gli adolescenti di oggi sono gli adulti di domani, e noi dobbiamo fare il primo passo per non renderli schiavi della tecnologia, bensì utilizzarla come uno strumento a nostro favore.

Dott.ssa Chiara Solimé


Riferimenti

[1] I dati del 2014 riferiscono che il 38% dei bambini di 2 anni ha già utilizzato un dispositivo mobile, identificandoli come mobile born; mentre, i dati del 2015 riferiscono che il 99% degli adolescenti italiani è connesso tramite smartphone e la maggior parte di loro conosce persone di età inferiore a 13 anni che utilizza Facebook. Cava A. Pira F., (2015), Social Gossip, Aracne, p.98.

[2] Studi, ricerche, buone pratiche, (2016), Edizione Centro Studi Erikson S.p.a., vol.7, n.2, pp. 143-157.

[3] Ferri, P, (2011), Nativi digitali, Bruno Mondadori Saggi.

  • Wilhelm Menghin
    24/11/2020

    Bingo! Obiettivo centrato in pieno! Complimenti per mettere in evidenza una cruda realtà che si traduce in piaga sociale che dilaga tra le giovani generazioni del momento.
    La dipendenza da rete, social, wi-fi, dispositivi, app, etc. è sotto gli occhi di tutti e ognuno di noi ne è vittima o artefice.
    L’esempio che noi genitori diamo con l’uso ripetitivo dei dispositivi, a prescindere dalla necessità di rispondere alla mail di lavoro, dalla distrazione che cerchiamo sui social o semplicemente da una risposta al messaggio wa, tutt’altro che costruttivo si riflette sulla prole. Difficile scindere esigenza lavorativa da divertimento, distrazione o goliardia agli occhi dei nostri eredi. Iniziamo a dare esempio costruttivo, limitando noi stessi all’utilizzo dei dispositivi!

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