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Fare chiarezza su cosa NON sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) serve a dissipare tutte le false credenze e i luoghi comuni che ne derivano e quindi…CHIARIAMOCI LE IDEE!!

I DSA, ad esempio:

NON sono un segno di scarsa intelligenza, né di scarsa motivazione all’apprendimento;

NON sono un sintomo di un ritardo mentale;

NON sono una manifestazione sintomatica di un disagio psichico e/o comportamentale;

i bambini che hanno una diagnosi di DSA NON sono necessariamente meno bravi a scuola…

al contrario, questi bambini o ragazzi sono intelligenti e dotati di potenzialità notevoli, ma necessitano di attenzioni particolari nelle fasi del loro apprendimento a causa delle loro difficoltà  nell’utilizzo delle “abilità  strumentali” quali lettura, scrittura e calcolo,  che veicolano l’apprendimento a scuola.

A volte, addirittura, questo loro diverso modo di elaborare le informazioni li porta a sviluppare competenze e abilità diverse dai coetanei, arricchendo così il mondo di questi ragazzi anziché impoverendolo: ovviamente, perché ciò accada è necessario che questi bambini o ragazzi siano accompagnati e sostenuti da un ambiente consapevole circa le loro caratteristiche e che quindi offra loro possibilità e strumenti adeguati.

Fortunatamente il progresso scientifico ha permesso grandi passi in avanti!!!

Negli ultimi 30 anni la ricerca scientifica ha contribuito a definire e riconoscere i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, permettendone così la diagnosi e soprattutto il trattamento:

i DSA possono riguardare un ambito specifico degli apprendimenti, come la lettura, la scrittura o il calcolo, anche se nella pratica clinica è più frequente incontrare l’associazione di più deficit.

L’incidenza di questi disturbi è pari circa al 3-4 %, a seconda dell’età e degli strumenti che si utilizzano: questo significa che ci si può aspettare la presenza di un alunno per classe con questo tipo di difficoltà.

Ma cosa vuol dire per un bambino/ragazzo avere la diagnosi di DSA?

Il loro apprendimento è difficoltoso e conduce ad una lentezza e una fatica superiore a quella sperimentata dai coetanei; questo, oltre ad inficiare sulle prestazioni meramente scolastiche, va ad influire sul mondo psicologico di questi bambini: l’80% di loro presenta infatti problematiche di tipo emotivo-relazionale, sofferenza psicologica, caduta dell’autostima, rifiuto emotivo dello studio fino all’abbandono scolastico.

 Proprio per questi motivi è necessario imparare a riconoscere i primi campanelli d’allarme di questi disturbi, in modo da poter intervenire tempestivamente sia fornendo strategie strumentali alle abilità deficitarie, sia fornendo un supporto psicologico ed emotivo.

Dott.ssa Barbara Palmisano

Psicologa specializzata in età evolutiva

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